{"d":{"__metadata":{"id":"https://ws.parlament.ch/OData.svc/Business(ID=20210032,Language='IT')","uri":"https://ws.parlament.ch/OData.svc/Business(ID=20210032,Language='IT')","type":"itsystems.Pd.DataServices.DataModel.Business"},"BusinessResponsibilities":{"__deferred":{"uri":"https://ws.parlament.ch/OData.svc/Business(ID=20210032,Language='IT')/BusinessResponsibilities"}},"RelatedBusinesses":{"__deferred":{"uri":"https://ws.parlament.ch/OData.svc/Business(ID=20210032,Language='IT')/RelatedBusinesses"}},"BusinessRoles":{"__deferred":{"uri":"https://ws.parlament.ch/OData.svc/Business(ID=20210032,Language='IT')/BusinessRoles"}},"Publications":{"__deferred":{"uri":"https://ws.parlament.ch/OData.svc/Business(ID=20210032,Language='IT')/Publications"}},"LegislativePeriods":{"__deferred":{"uri":"https://ws.parlament.ch/OData.svc/Business(ID=20210032,Language='IT')/LegislativePeriods"}},"Sessions":{"__deferred":{"uri":"https://ws.parlament.ch/OData.svc/Business(ID=20210032,Language='IT')/Sessions"}},"Preconsultations":{"__deferred":{"uri":"https://ws.parlament.ch/OData.svc/Business(ID=20210032,Language='IT')/Preconsultations"}},"Bills":{"__deferred":{"uri":"https://ws.parlament.ch/OData.svc/Business(ID=20210032,Language='IT')/Bills"}},"Councils":{"__deferred":{"uri":"https://ws.parlament.ch/OData.svc/Business(ID=20210032,Language='IT')/Councils"}},"BusinessTypes":{"__deferred":{"uri":"https://ws.parlament.ch/OData.svc/Business(ID=20210032,Language='IT')/BusinessTypes"}},"Votes":{"__deferred":{"uri":"https://ws.parlament.ch/OData.svc/Business(ID=20210032,Language='IT')/Votes"}},"SubjectsBusiness":{"__deferred":{"uri":"https://ws.parlament.ch/OData.svc/Business(ID=20210032,Language='IT')/SubjectsBusiness"}},"BusinessStates":{"__deferred":{"uri":"https://ws.parlament.ch/OData.svc/Business(ID=20210032,Language='IT')/BusinessStates"}},"Council":{"__deferred":{"uri":"https://ws.parlament.ch/OData.svc/Business(ID=20210032,Language='IT')/Council"}},"Transcripts":{"__deferred":{"uri":"https://ws.parlament.ch/OData.svc/Business(ID=20210032,Language='IT')/Transcripts"}},"ID":20210032,"Language":"IT","BusinessShortNumber":"21.032","BusinessType":1,"BusinessTypeName":"Oggetto del Consiglio federale","BusinessTypeAbbreviation":"OCF","Title":"Legge sui lavoratori distaccati. Modifica","Description":"Messaggio del 21 aprile 2021 concernente la modifica della legge sui lavoratori distaccati","InitialSituation":"<p><b>Comunicato stampa del Consiglio federale del 28.04.2021</b></p><p><b>Il Consiglio federale adotta il messaggio concernente la modifica della legge sui lavoratori distaccati </b></p><p><b>Il 28 aprile 2021 il Consiglio federale ha adottato il messaggio e il disegno di legge concernenti la revisione parziale della legge sui lavoratori distaccati. La revisione prevede la possibilit\u00e0 di imporre alle aziende di distacco dei Paesi UE il rispetto dei salari minimi cantonali. </b></p><p>La revisione attua la mozione Abate 18.3473, presentata a seguito dell'introduzione di leggi cantonali sul salario minimo, la quale chiedeva al Consiglio federale di prevedere che anche le aziende di distacco dell'UE siano tenute a garantire i salari minimi cantonali. Nel quadro dell'attuazione proposta, l'obbligo previsto vale soltanto se la legge cantonale applica il salario minimo anche ai lavoratori il cui luogo di lavoro abituale si trova al di fuori del territorio cantonale. Il progetto stabilisce inoltre che i Cantoni controllino il rispetto delle disposizioni cantonali sui salari minimi e che ne garantiscano l'esecuzione conformemente alle proprie normative. </p><p>La revisione proposta tiene conto della ripartizione delle competenze tra Cantoni e Confederazione stabilita nella Costituzione federale e garantisce l'osservanza del principio di non discriminazione sancito nell'Accordo sulla libera circolazione delle persone tra la Svizzera e l'UE: tutti i datori di lavoro i cui collaboratori sono attivi in un Cantone che prevede una legge sul salario minimo sono infatti trattati allo stesso modo.</p><p></p><p>Riduzione delle indennit\u00e0 federali sancita esplicitamente</p><p>La revisione crea una base legale esplicita che permetter\u00e0 alla Confederazione di richiedere una riduzione o una restituzione delle indennit\u00e0 versate se gli organi esecutivi non adempiono o adempiono in maniera parziale i compiti previsti dalla legge sui lavoratori distaccati e dalla legge sul lavoro nero. A entrambe le leggi verr\u00e0 aggiunta una disposizione in tal senso. </p><p>Infine, la legge sui lavoratori distaccati consentir\u00e0 alla Confederazione di mettere a disposizione degli organi esecutivi (interlocutori sociali e Cantoni) una piattaforma per la comunicazione elettronica che permette di trasmettere documenti e informazioni nell'ambito dell'esecuzione della legge sui lavoratori distaccati. La Confederazione potr\u00e0 conservare i dati necessari e trattarli nel quadro della manutenzione della piattaforma. </p>","Proceedings":"<p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio degli Stati, 29.09.2021</b></p><p><b>Distaccati e salari minimi, no a soluzione nazionale</b></p><p><b>I Cantoni possono decidere da soli di imporre l'applicazione dei salari minimi ai lavoratori distaccati e non \u00e8 necessario disciplinare la questione a livello federale.</b></p><p>Con questa motivazione, il Consiglio degli Stati non \u00e8 entrato nel merito (25 voti a 17 e una astensione) su un disegno di legge governativo frutto di una mozione dell'ex \"senatore\" Fabio Abate (PLR/TI) che avrebbe voluto iscrivere nella Legge federale sui distaccati (LDist) il rispetto del salario minimo laddove esiste.</p><p></p><p>La mozione Abate</p><p>Alla base della mozione Abate del 2018, approvata dai due rami del Parlamento, c'\u00e8 l'introduzione, nei cantoni di Neuch\u00e2tel, Giura e Ticino (a cui si sono aggiunti nel frattempo Ginevra e Basilea Citt\u00e0), di leggi sul salario minimo per contrastare il dumping sociale e salariale, ossia la concorrenza sleale dall'estero.</p><p>La revisione della legge prevede la possibilit\u00e0 di imporre ai datori di lavoro esteri che inviano i propri dipendenti in Svizzera anche il rispetto delle condizioni salariali minime prescritte a livello cantonale. Questo aspetto non \u00e8 al momento regolato nella LDist.</p><p>Per rispettare le norme salariali, le aziende e i relativi lavoratori dislocati dovrebbero rientrare nel campo d'applicazione delle leggi cantonali in materia. Il rispetto delle disposizioni sarebbe controllato dai Cantoni in base al diritto cantonale.</p><p></p><p>Un disegno rispettoso delle competenze</p><p>Nelle intenzioni del Consiglio federale, ha affermato il ministro dell'economia Guy Parmelin, la proposta terrebbe conto della ripartizione delle competenze tra Cantoni e Confederazione stabilita nella Costituzione federale e garantirebbe l'osservanza del principio di non discriminazione sancito nell'Accordo sulla libera circolazione tra la Svizzera e l'UE: tutti i datori di lavoro i cui lavoratori sono attivi in un Cantone che prevede una legge sul salario minimo sono trattati allo stesso modo.</p><p>Stando alla sinistra, sostenuta anche dal Centro, battutasi per l'entrata nel merito, si tratta di inserire nella legge sui lavoratori distaccati anche il rispetto dei salari minimi cantonali, per ragioni di sicurezza giuridica e, soprattutto, per rispondere ai problemi di diversi cantoni di frontiera alle prese con un marcato dumping salariale. Agire a livello nazionale \u00e8 tanto pi\u00f9 necessario come dimostrano le risposte positive fornite da 23 cantoni durante la procedura di consultazione.</p><p>Non entrare in materia verrebbe considerato una provocazione da quei cantoni di frontiera come il Ticino, ha affermato Paul Rechsteiner (PS/SG), che deve fare i conti con una regione vicina, la Lombardia, che conosce salari orari nettamente pi\u00f9 bassi di quelli praticati nel suo territorio.</p><p>A sostegno di Rechsteiner, si sono accodati i colleghi di partito Christian Levrat (FR) e Marina Carobbio Guscetti (TI), spalleggiati anche Charles Julliard (Centro/JU), secondo i quali si tratta di agire contro la concorrenza sleale e di non minare la credibilit\u00e0 della libera circolazione, specie agli occhi di quelle regioni confrontate con problemi immensi, come il fenomeno della sostituzione dei lavoratori indigeni, come ricordato nel suo intervento dalla \"senatrice\" Carobbio.</p><p>Diversi oratori di destra, tra cui Ruedi Noser (PLR/ZH) e Benedikt W\u00fcrth (Centro/SG), hanno rammentato che la fissazione di salari minimi cantonali \u00e8 una misura di politica sociale la cui attuazione spetta ai Cantoni, mentre la LDist rientra nell'ambito della politica economica, di competenza della Confederazione.</p><p>A tale riguardo, Guy Parmelin ha spiegato che il progetto governativo risponde proprio a questo dilemma, messo in rilievo da una sentenza del Tribunale federale, e crea in questo modo una maggiore sicurezza giuridica. Sia Parmelin che i sostenitori della legge hanno aggiunto, inoltre, che i Cantoni che non conoscono un salario minimo non saranno obbligati a rispettarlo.</p><p>Nonostante l'insistenza, la maggioranza del plenum non si \u00e8 piegata: a suo parere, non \u00e8 necessario legiferare a livello nazionale, poich\u00e9 a suo avviso i Cantoni possono risolvere da soli il problema, anche se non \u00e8 sempre facile come dimostra il caso giurassiano, ricorrendo alla commissioni paritetiche o ad altri organismi, ossia al tradizionale partenariato sociale.</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio nazionale, 14.12.2021</b></p><p><b>Lavoratori distaccati e salari minimi, s\u00ec a entrata in materia</b></p><p><b>I lavoratori distaccati devono sottostare al salario minimo stabilito da quei cantoni che lo applicano. \u00c8 l'opinione del Consiglio nazionale che - contrariamente agli Stati - ha deciso di entrare in materia su un disegno di legge frutto di una mozione dell'ex \"senatore\" Fabio Abate (PLR/TI). La decisione \u00e8 stata presa con 104 voti contro 86 e 4 astenuti.</b></p><p>Petra G\u00f6ssi (PLR/SZ) - a nome della maggioranza della commissione contraria alla revisione legislativa - ha evocato un problema d'applicazione della legge proposta: le disposizioni sui salari minimi non sono uguali nei cantoni che le hanno introdotte. Non \u00e8 dunque opportuno legiferare a livello nazionale, anche poich\u00e9 i Cantoni possono risolvere da soli il problema.</p><p>\"I problemi del canton Ticino li deve risolvere il Canton Ticino, cos\u00ec come ha fatto il Giura\", ha aggiunto Thomas Burgherr (UDC/AG). Al confine con l'Italia servono soluzioni diverse rispetto a quelle necessarie a Ginevra, ha aggiunto l'argoviese esponendo la sua contrariet\u00e0 nell'introdurre una soluzione a livello nazionale quando \u00e8 possibile trovarne a livello locale.</p><p>G\u00f6ssi ha poi anche sostenuto che la fissazione di salari minimi cantonali \u00e8 una misura di politica sociale la cui attuazione spetta ai Cantoni, mentre la Legge federale sui distaccati (LDist) rientra nell'ambito della politica economica, di competenza della Confederazione. Burgherr ha anche detto di non volere \"pi\u00f9 Stato\" nel settore. La proposta metterebbe a repentaglio il partenariato sociale, ha aggiunto J\u00fcrg Grossen (PVL/BE).</p><p>Qui non si tratta di decidere se i salari minimi siano una cosa positiva o negativa, ha replicato Fabio Regazzi (Centro/TI) a nome della minoranza. Ventitr\u00e9 cantoni su ventisei si sono mostrati favorevoli al progetto, la cui attuazione permetterebbe di garantire la certezza del diritto e la tutela dei lavoratori svizzeri.</p><p>Con la situazione attuale, ha proseguito Regazzi, le aziende dell'UE sono avvantaggiate rispetto alle PMI elvetiche. Il ticinese ha fatto l'esempio di una azienda italiana, che potrebbe offrire in Ticino servizi a prezzo pi\u00f9 basso. Il salario minimo lombardo \u00e8 infatti la met\u00e0 di quello in vigore nel cantone italofono.</p><p>\"Come possono i fautori di una concorrenza libera e equa respingere questo progetto che mira proprio a evitare una distorsione della concorrenza?\", si \u00e8 chiesta Greta Gysin (Verdi/TI) domandando solidariet\u00e0 con i cantoni di frontiera come il Ticino che hanno una difficolt\u00e0 oggettiva con le aziende dell'UE. Questa legge chiede unicamente di applicare le stesse condizioni a tutte le ditte attive in Svizzera, ha sostenuto Bruno Storni (PS/TI).</p><p>Il problema \u00e8 innegabile e non si risolver\u00e0 negando una discussione, ha sostenuto a nome dell'Alleanza del Centro Markus Ritter (SG). Una base legale \u00e8 necessaria per evitare ricorsi il cui esito non \u00e8 scontato, ha aggiunto.</p><p>Il progetto tiene conto della ripartizione delle competenze tra Cantoni e Confederazione stabilita nella Costituzione federale e garantisce l'osservanza del principio di non discriminazione sancito nell'Accordo sulla libera circolazione tra la Svizzera e l'UE, ha precisato da parte sua il consigliere federale Guy Parmelin.</p><p>L'oggetto torna ora al Consiglio degli Stati. Qualora dovesse confermare la non entrata in materia, il progetto verrebbe definitivamente affossato.</p><p></p><p>La mozione</p><p>Con la sua mozione, Abate avrebbe voluto iscrivere nella Legge federale sui distaccati (LDist) il rispetto del salario minimo laddove esiste. Alla base dell'atto parlamentare inoltrato nel 2018 e approvato dai due rami del Parlamento, c'era l'introduzione, nei cantoni di Neuch\u00e2tel, Giura e Ticino (a cui si sono aggiunti nel frattempo Ginevra e Basilea Citt\u00e0), di leggi sul salario minimo per contrastare il dumping sociale e salariale.</p><p>La revisione della legge prevede la possibilit\u00e0 di imporre ai datori di lavoro esteri che inviano i propri dipendenti in Svizzera anche il rispetto delle condizioni salariali minime prescritte a livello cantonale. Questo aspetto non \u00e8 al momento regolato nella LDist.</p><p>Per rispettare le norme salariali, le aziende e i relativi lavoratori dislocati dovrebbero rientrare nel campo d'applicazione delle leggi cantonali in materia. Il rispetto delle disposizioni sarebbe controllato dai Cantoni in base al diritto cantonale.</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio nazionale, 08.03.2022</b></p><p><b>Lavoratori distaccati sottoposti a salario minimo</b></p><p><b>I lavoratori distaccati dovrebbero in futuro sottostare al salario minimo stabilito da quei Cantoni che lo applicano. Lo ha deciso oggi il Consiglio nazionale per 106 voti a 77 (5 astenuti), concretizzando un disegno di legge governativo frutto di una mozione dell'ex \"senatore\" Fabio Abate (PLR/TI).</b></p><p>La revisione della legge sui lavoratori distaccati vincola in particolare i datori di lavoro stranieri al rispetto di possibili salari minimi cantonali. Il dossier, tuttavia, \u00e8 ancora in bilico: dovr\u00e0 infatti ancora essere sottoposto all'attenzione del Consiglio degli Stati che potrebbe anche non entrare nel merito, come accaduto nel settembre 2021. Qualora dovesse ribadire quella decisione, l'intera legge verrebbe archiviata.</p><p>Lo scorso autunno, per 20 voti a 17, i \"senatori\" si erano opposti alla legge sostenendo i Cantoni possono decidere da soli se imporre o meno l'applicazione dei salari minimi ai lavoratori distaccati e che non era necessario disciplinare la questione a livello federale. Argomenti ripresi oggi dagli avversari del progetto, secondo i quali inoltre una soluzione nazionale avrebbe pregiudicato la contrattazione collettiva. Ma al voto nel plenum, oggi l'ha spuntata la maggioranza formata dal campo rosso-verde e dal centro.</p><p>A nome della commissione, il presidente dell'Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM), Fabio Regazzi (Centro/TI), ha invitato i colleghi a superare gli steccati ideologici, approvando una legge che creer\u00e0 uguali condizioni per tutti, facendo in modo che le societ\u00e0 estere che distaccano collaboratori in Svizzera, e in particolare nel Ticino, possano venir agevolate grazie al non rispetto dei salari minimi decisi a livello cantonale.</p><p>Insomma, per Regazzi si tratta di evitare distorsioni alla concorrenza, discriminando le imprese svizzere, fermo restando che il progetto non impone salari minimi ai cantoni che non li applicano. Le competenze cantonali vengono rispettate, ha sottolineato il consigliere nazionale locarnese, i cui argomenti sono stati ripresi anche da altri oratori, alcuni dei quali hanno ricordato anche il forte divario salariale esistente tra il cantone a sud delle Alpi e il vicino italiano.</p><p>Alla base della mozione di Abate del 2018 vi \u00e8 l'introduzione, nei cantoni di Neuch\u00e2tel, Giura e Ticino (a cui si sono aggiunti nel frattempo Ginevra e Basilea Citt\u00e0), di leggi sul salario minimo per contrastare il dumping sociale e salariale, ossia la concorrenza sleale dall'estero.</p><p>La revisione della legge prevede la possibilit\u00e0 di imporre ai datori di lavoro esteri che inviano i propri dipendenti in Svizzera anche il rispetto delle condizioni salariali minime prescritte a livello cantonale. Questo aspetto non \u00e8 al momento regolato nella Legge sui distaccati (LDist).</p><p>Per rispettare le norme salariali, le aziende e i relativi lavoratori dislocati dovrebbero rientrare nel campo d'applicazione delle leggi cantonali in materia. Il rispetto delle disposizioni sarebbe controllato dai Cantoni in base al diritto cantonale.</p><p>Il progetto tiene conto della ripartizione delle competenze tra Cantoni e Confederazione stabilita nella Costituzione federale e garantisce l'osservanza del principio di non discriminazione sancito nell'Accordo sulla libera circolazione tra la Svizzera e l'UE, ha precisato da parte sua il consigliere federale Guy Parmelin.</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio degli Stati, 14.06.2022</b></p><p><b>Salario minimo, no per lavoratori distaccati</b></p><p><b>I lavoratori distaccati non devono sottostare al salario minimo stabilito da quei Cantoni che lo applicano. Per la seconda volta, il Consiglio degli Stati ha respinto (26 voti a 19) l'entrata nel merito sul progetto di legge frutto di una mozione dell'ex \"senatore\" Fabio Abate (PLR/TI). Il dossier \u00e8 liquidato.</b></p><p>Secondo la maggioranza, i Cantoni che applicano il salario minimo hanno gi\u00e0 la possibilit\u00e0 di estenderlo a tutti i lavoratori attivi sul territorio: non \u00e8 quindi necessario ricorrere al diritto federale per regolare questo problema.</p><p>Lo scorso marzo, il Consiglio nazionale aveva accolto il progetto di legge - 106 voti a 77 (5 astenuti) - in base al quale i lavoratori distaccati dovrebbero, in futuro, sottostare al salario minimo stabilito da quei Cantoni che lo applicano. La revisione della legge sui lavoratori distaccati vincola in particolare i datori di lavoro stranieri al rispetto di possibili salari minimi cantonali.</p><p>Per i sostenitori della soluzione nazionale, come Marina Carobbio (PS/TI), C\u00e9line Vara (Verdi/NE), Paul Rechsteiner (PS/SG) e Charles Julliard (Centro/JU), la mozione non crea obblighi per quei Cantoni che non applicano il salario minimo, ma modifica la legge federale sui distaccati affinch\u00e9 le ditte estere che inviano operai in Svizzera siano obbligate a rispettare i salari minimi laddove applicati, come il Ticino, il Giura, Neuch\u00e2tel, Ginevra e Basilea Citt\u00e0. Il problema, insomma, \u00e8 di natura giuridica giacch\u00e9 le leggi cantonali e le ordinanze non si applicano ai distaccati, sottoposti alla normativa federale. Per questo la mozione crea le basi per una maggiore sicurezza giuridica. Non \u00e8 quindi vero, stando al campo rosso-verde, che i Cantoni possono gi\u00e0 far rispettare i salari minimi.</p><p>Per i sostenitori della mozione e del progetto di legge, con questa modifica normativa non si fa altro che istituire pari condizioni per tutti, evitando la concorrenza sleale da parte delle ditte estere che possono inviare in Svizzera i propri rappresentanti senza dover per forza rispettare i salari minimi.</p><p>Stando a Rechsteiner, gli argomenti tirati in ballo dagli avversari della mozione e del progetto governativo nascondono invero un pregiudizio ideologico nei confronti del salari minimi. Un \"no\" a questo progetto, sostenuto tra l'altro da ben 23 Cantoni, proprio da parte della camera che li rappresenta, \u00e8 incomprensibile secondo il sangallese, nonch\u00e9 un \"affronto\" nei confronti del Ticino dove vige un salario minimo - 19 franchi - assai basso.</p><p>Un \"no\" equivale, a detta del \"senatore\" socialista, a lasciare campo libero al dumping sociale e salariale. Insomma, rifiutare il disegno di legge \u00e8 un \"autogol\", una \"vergogna\" che danneggia il tessuto sociale e le aziende attive sul territorio.</p><p>Nel suo intervento, la consigliera agli stati Carobbio ha rammentato le parole pronunciate al Nazionale - che a differenza degli Stati si \u00e8 sempre detto a favore del progetto, n.d.r - dal presidente dell'Unione svizzera delle arti e mestieri, Fabio Regazzi (Centro/TI), secondo cui la legge creer\u00e0 uguali condizioni per tutti, facendo in modo che le societ\u00e0 estere che distaccano collaboratori in Svizzera, e in particolare nel Ticino, possano venir favorite grazie al mancato rispetto dei salari minimi decisi a livello cantonale.</p><p>Ma nonostante l'accorato appello di una parte del plenum, spalleggiato dal ministro dell'economia Guy Parmelin che ha sottolineato anche i vantaggi della legge che introduce una piattaforma elettronica per migliorare i controlli, la maggioranza dei \"senatori\" ha preferito respingere per la seconda volta l'entrata in materia, mettendo la parola \"fine\" ai dibattiti su questo tema.</p><p>Alla base della mozione Abate del 2018 vi \u00e8 l'introduzione, nei cantoni di Neuch\u00e2tel, Giura, Ticino, Ginevra e Basilea Citt\u00e0, di leggi sul salario minimo per contrastare il dumping sociale e salariale. La revisione della legge prevedeva la possibilit\u00e0 di imporre ai datori di lavoro esteri che inviano i propri dipendenti in Svizzera anche il rispetto delle condizioni salariali minime prescritte a livello cantonale. Questo aspetto non \u00e8 al momento regolato nella Legge sui distaccati (LDist).</p><p>Per rispettare le norme salariali, le aziende e i relativi lavoratori dislocati sarebbero dovuti rientrare nel campo d'applicazione delle leggi cantonali in materia. Il rispetto delle disposizioni sarebbe stato controllato dai Cantoni in base al diritto cantonale.</p><p>Il progetto governativo teneva conto della ripartizione delle competenze tra Cantoni e Confederazione stabilita nella Costituzione federale, garantendo il principio di non discriminazione sancito nell'Accordo sulla libera circolazione tra la Svizzera e l'UE.</p>","DraftText":null,"SubmittedText":null,"ReasonText":null,"DocumentationText":null,"MotionText":null,"FederalCouncilResponseText":null,"FederalCouncilProposal":null,"FederalCouncilProposalText":null,"FederalCouncilProposalDate":null,"SubmittedBy":null,"BusinessStatus":229,"BusinessStatusText":"Liquidato","BusinessStatusDate":"\/Date(1655164800000)\/","ResponsibleDepartment":8,"ResponsibleDepartmentName":"Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca","ResponsibleDepartmentAbbreviation":"DEFR","IsLeadingDepartment":true,"Tags":"10|15|44|2811","Category":"IIIa/IV","Modified":"\/Date(1770757517763)\/","SubmissionDate":"\/Date(1619568000000)\/","SubmissionCouncil":null,"SubmissionCouncilName":null,"SubmissionCouncilAbbreviation":null,"SubmissionSession":5109,"SubmissionLegislativePeriod":51,"FirstCouncil1":2,"FirstCouncil1Name":"Consiglio degli Stati","FirstCouncil1Abbreviation":"CS","FirstCouncil2":null,"FirstCouncil2Name":null,"FirstCouncil2Abbreviation":null,"TagNames":"Politica europea|Economia|Occupazione e lavoro|Migrazione"}}